
La Gran madre si rivela concretamente nelle statuette, sia in quelle geometriche schematiche di ispirazione iconografica e concettuale egeo-anatolica e di gusto e cultura “inorganica” genericamente neolitici e calcolatici, sia in quell (di Macomer) dove persistono motivi di stile naturalistico e di idee naturistiche del mondo dei cacciatori e raccoglitori paleolitici, suggestionate di erotismi.
Altra forma espressiva della Grande Madre è quella semianiconica, della statua-stele (Serra is Aràus) o della statua-menhir (Serramanna, Pompu, Guspini) o anche quella , del tutto aniconica, affatto simbolica, di altri menhirs, meno oscuratamente laddove le pietre fitte si presentano accoppiate e di roccia di colore diverso (M d’ Accoddi).
Nella statua stele di Sinis e nelle “Perdas fittas” di Serramanna, Pompu e Guspini, segnate di numerose mammelle in rilievo positivo e negativo, la Gran Madre appare nell’aspetto di potente nutrice (alma tellus), caratteristico della concezione anteroasiatica che si concreta ad esempio, nell’idolo di Artemis Ephesia (a grappoli di mammelle) il quale invade e pervade successivamente anche il mondo classico greco-romano.
“Dea degli occhi”
Un altro aspetto della Dea Madre è quella della “Dea degli occhi”,dell’onniveggente, documentato nell’ideogramma della domu di Korongiu (Pimentel) e forse nell’ornato simbolico di certe ceramiche della cultura di San Michele (anse “ad occhi”).
Ziqqurath di Monte D’Accoddi
Ipotizziamo un’associazione di questo alla della Dea Madre. Presenta infatti l’aspetto di Mèter Oreie (madre dei monti), che raffigura simbolicamente la “montagna cosmica”, “il monte del paese”.
Questo “altare” offre per la prima volta in occidente la perspicua ideologia orientale dello “Ziqqurath. Terra e cielo si uniscono attraverso il monte, il Dio scende tra gli uomini toccando la vetta della “torre” a cui ascendono spiritualmente e materialmente gli umani. I sacrifici cruenti, le grandi ecatombi bovine, praticate presso le mense di esecuzione di M. d’Accoddi ,si rifanno al significato di riti di propiziazione e di rigenerazione della vita e della vegetazione. Così anche i pasti sacri, consumati e accumulati in un’enorme congerie, al piede della “torre”, gli oggetti, le stesse immagini della divinità spezzate ritualmente concorrono a rendere perenne il rapporto tra visibile e invisibile, a risospingere nella felicità del ritorno l’angoscia della morte, a far trionfare la vita nel respiro rigoglioso della natura, nei frutti abbondanti degli animali e del grembo della donna.
Il Toro
Questo incarna il principio attivo maschile e rende anche il concetto della fertilità e della fecondità agraria, a cui è connesso dal punto di vista economico l’essenza agricola delle civiltà del Rame e del Bronzo.
Esiste quindi un’associazione tra il simbolismo femminile materno (lunare) e il simbolismo taurino paterno (solare) nella religione dei Sardi prenuragici
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La religiosità nella cultura di Ozieri
Menhirs
Le sepolture della cultura di S.Michele
Dolmen
Domus de Janas
Domus de janas case eterne
Sepolture a circolo
I circoli di Arzachena
I corredi di Arzachena
Le Armi
La Gran madre e il Toro
La madre mediterranea
Pre-Nuraghic language
Legami culturali e linguistici