Le troviamo spesso raffigurate sedute su uno sgabello dove stringono tra le braccia il loro bambino. Una figurina da Serri è uno splendido esempio. La donna dai morbidi tratti tiene il piccolo con la sinistra mentre la destra e’ sollevata. E’ una rappresentazione molto curata e fortemente naturalistica. La visione è frontale,anche se il bambino seduto in braccio e’ di profilo. La madre presenta una lunga veste e una corta mantellina sulle spalle.
Accanite dispute ha sviluppato una statuetta proveniente da Urzulei (Nuoro), denominata comunemente “La madre dell’ucciso”. Rappresenta una madre seduta su uno sgabello, che tiene in braccio un figlio adulto. Questo e’ seduto e appare rigido, abbandonato con le mani appoggiate sulle ginocchia e i piedi sollevati. E’ vestito degli attributi degli “adulti” con il pugnale e il berretto. E’ stata interpretata come una pietà,una madre che sostiene il figlio morto simbolo di drammaticità e pateticità (Lilliu e Taramelli). Ma c’è chi ipotizza per questo gruppo la raffigurazione di due divinità (Ugas).Un altro studioso (Contu) pensa ad una madre che ringrazia la divinità perché il figlio ferito è tornato salvo dalla guerra.Tronchetti invece ritiene che si tratti di una Dea Madre che accoglie il defunto tra le sue braccia, cosa che trova conferma nelle dimensioni maggiori della donna rispetto al guerriero, caratteristica propria delle divinità e dal culto particolare che i sardi avevano nei confronti delle divinità femminili.