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Nacque cosi' nel 1927 il "Museo risorgimentale in memoria dei Sardi ovunque caduti per la Patria". E restaurato con straordinaria cura ogni dettaglio della struttura medievale, il generale Villa Santa lavoro' senza sosta al progetto della raccolta espositiva, che oggi e' una realtà unica per l'isola. Un'isola che per una singolare sequenza di sventure, ma anche per ingiustificabile incuria, conserva in buono stato soltanto uno, quello di Sanluri, degli ottantotto castelli medievali. Villa Santa lo arredo' con i preziosi mobili di famiglia, oggetti d'epoca, dipinti e arazzi di valore immenso. E pian piano trasformo' le sale in esposizioni di cimeli, ricordi, ritagli di giornali, armi e divise di tutte le guerre combattute in Italia. Collegando con la competenza di chi ha vissuto quei tempi da protagonista, gli oggetti con gli avvenimenti. Nelle pareti e nelle bacheche sistemate in ordine storico trovano posto le memorie delle battaglie e a passare in rassegna quelle bandiere, gli elmetti, le medaglie, i vecchi fucili a un colpo, sembra di vedere quei soldati d'un tempo, che vivevano la guerra passo dopo passo, lottare nel fango delle trincee. Con la sofferenza, la fame, le privazioni, il sangue che in quei conflitti erano cose di ogni giorno. Anche in una visita affrettata, sarebbe un sacrilegio non fermarsi davanti alla bandiera che sventolo' il 3 novembre del 1918 sulla torre di San Giusto a Trieste, quando la città divenne italiana. E la suggestione cresce quando lo sguardo passa al bollettino originale della vittoria, con la firma autografa del generale Diaz. Sono attimi di suggestione, perché quegli eventi fanno parte del passato ma si sentono vicini, sono nei libri della scuola, appartengono al patrimonio delle nostre conoscenze essenziali. "La tempesta si addensa, si attende il primo tuono. Gli ultimi saranno i primi, e' il titolo della pagina che io voglio scrivere": cosi' si chiude la lettera che Gabriele D'Annunzio invio' al conte Nino Villa Santa il 14 aprile del 1919. E non e' che uno dei tanti scritti conservati nello studio del generale, rimasto com'era in una delle sale più suggestive del museo.
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