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Il Villaggio Nuragico di Palmavera
Come arrivarci
Da Alghero percorrere la SS 127 bis per porto Conte e Capo Caccia. Oltrepassata la frazione di Fertilia, e il bivio per Santa Maria La Palma (e per SS), procedere ancora per circa 4 km. L’area archeologica di Palmavera, nascosta dietro un filare di alberi e segnalata da un cartello turistico, apparirà quasi d’improvviso sulla destra della strada, lungo un rettilineo, esattamente al km 45,300.
Il villaggio nuragico di Palmavera si trova sul versante meridionale del monte omonimo, a 65 metri di quota e a meno di due Km. dal mare, lungo una via naturale che collega il golfo di Alghero con quello di Porto Conte. In quest’ area di notevole importanza archeologica sono attestati insediamenti umani dal Neolitico sino alla tarda Età romana.

L’origine 
La nascita del complesso risale molto probabilmente al XIII d.C (bronzo medio) e ha subito diverse modifiche e ampliamenti negli anni . Inizialmente presentava una torre principale  alla quale si aggiunse, in seguito, un rifascio irregolare di forma ellittica, che  oltre a consolidare il mastio per circa due terzi della sua circonferenza, ispessendone le murature, racchiudeva una seconda torre ,un cortile scoperto e un corridoio con varie nicchie. L’insieme di questa costruzione è delimitata da un antemurale con quattro torri-capanne intorno al quale erano disposte le numerose capanne del villaggio. L’ingresso principale, orientato a sud-est e sormontato da un robusto architrave, introduce in un breve andito piattabandato con una nicchia sulla sinistra che porta in un  suggestivo cortile semilunare, racchiuso fra il torrione e le pareti aggettanti del corpo aggiunto.
Tutta la parte superiore dell’edificio era costituita da un terrazzo con spalti,soprattutto nel tratto sud-est.

Gli Scavi e il Materiale
Il nuraghe, scavato dal Taramelli nel 1904, limitatamente al nucleo centrale, restituì abbondante materiale nuragico (bronzi vari, ambra, ceramica con decorazione geometrica, ecc.) al di sotto di uno strato di età punica e romana (III-II secolo a.C.). Nel 1962-63 vennero ripresi gli scavi (Maetzke), unitamente al restauro e al consolidamento del complesso, che portarono alla luce le numerose capanne del villaggio e l’antemurale, la cui esistenza, però, non era sfuggita al primo scavatore. Anche in questa occasione si rinvenne copioso materiale, ma lo scavo non fornì dati stratigrafici significativi. Assai interessante il fatto che in queste capanne il materiale di età storica sia molto raro e in moltissime del tutto assente rispetto a quello rinvenuto nella costruzione centrale, a significare l’utilizzazione sporadica e temporanea del nuraghe, quando ormai il villaggio era stato abbandonato da tempo. Nel 1976-77, nuove ricerche (Moravetti) hanno interessato soprattutto la grande Capanna delle Riunioni, nella quale, oltre ad abbondanti frammenti ceramici, alcuni dei quali decorati a cerchielli ed altri a pettine (rinvenuti però confusi), grani di ambra e bracciali in bronzo decorati a spina di pesce, lo scavo ha restituito un pilastrino betilico, in arenaria, raffigurante la torre nuragica, ed un eccezionale seggio in calcare, di forma cilindrica e decorato da bande verticali in rilievo che a mezz’altezza si incrociano con una fascia orizzontale.

Il Villaggio e le runioni
Le capanne del villaggio di Palmavera, come d’altra parte quelle di tutti i villaggi nuragici, sono prevalentemente di pianta circolare, anche se non mancano costruzioni rettangolari che sembrano essersi sovrapposte ad ambienti circolari. Sono costruite per la maggior parte con blocchi di calcare, fatta eccezione per poche altre in arenaria che si segnalano anche per le maggiori dimensioni e per lo spessore delle murature. Fra queste ultime si distingue la capanna-torre 2, denominata La capanna delle Riunioni. Questa è ubicata a sud-ovest del mastio ed inclusa successivamente nel tracciato dell’antemurale, con i suoi 12 metri di diametro esterno è la più ampia dell’intero complesso. Questa capanna presenta un grande focolare circolare, al centro, una nicchia ogivale, rialzata dal pavimento, nella parete nord, e un basso sedile in blocchi di arenaria e calcare che segue parzialmente la base della parete. Nella metà sud-ovest del vano, a livello del pavimento, è stata messa in luce una struttura muraria circolare, che si conserva per due filari, riferibile ad una capanna coeva alla costruzione del mastio.


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