Sardegna: la danza dell’argia, balla che ti passa

Sardegna, danza argiaFenomeno studiato per la prima volta dall’antropologo Ernesto De Martino, la danza dell’argia può definirsi la “taranta della Sardegna”. Una pratica, oramai, quasi del tutto scomparsa. Risalire alle sue origini significa compiere uno straordinario viaggio nel folklore e nelle credenze arcaiche del popolo sardo.

Questo rituale di esorcismo, che varia profondamente da area ad area, era ritenuto necessario per salvare le vittime del morso di un insetto mitico e fatale: l’argia, appunto. A metà strada tra una grande formica e un ragno, il veleno iniettato durante l’attacco dell’argia, secondo le credenze, induceva a stati possessione che dovevano essere curati grazie all’intervento di tutta la comunità.

Gli antropologi si sono spesso soffermati sulla caratteristica femminile sia dell’insetto, che delle vittime, imputando all’usanza una funzione di liberazione e un momento di alleviamento delle limitazioni sociali (e delle repressioni sessuali) che insistevano sulla donna, nonché una funzione di coesione comunitaria contro una minaccia esterna.

Durante da danza dell’argia la donna era al centro dell’attenzione della comunità rurale. Le musiche, le danze, i rituali e i costumi servivano da pantomima che induceva la cacciata dell’insetto infestante, incarnazione di un’anima malvagia che ha rifiutato il sacramento del Cristo.

Il morso dell’argia (insetto che è stato individuato dagli studiosi con l’aracnide Latrodectus o malmignatta), forniva l’occasione per una grande festa che durava fino a tre giorni. Un efficace diversivo alla fatica dei lavori nei campi, nelle calde giornate di piena estate, durante il periodo del raccolto.
Ancora una volta, quest’isola ci fornisce un affascinante mistero da sondare, trascorrendo una vacanza in Sardegna alla scoperta delle antiche tradizioni.

 

fonte immagine: www.flickr.com/photos/48991563@N06

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