Piramide babilonese, Monte D’Accoddi, Sassari

Piramide babilonese, Monte D'Accoddi, SassariLe memorie e le testimonianze delle civiltà nuragica e pre-nuragica in Sardegna sono tante e diverse, una più misteriosa e affascinante dell’altra. Torri e castelli, roccaforti, tombe e complessi funerari ma non solo. Il Monte d’Accoddi è un esempio molto particolare di monumento sacro e religioso legato originariamente ai riti propiziatori e sacrificali. La sua struttura infatti ricorda incredibilmente quelle mediorientali delle piramidi babilonesi, le famose ziqqurat babilonesi, i templi risalenti a quella civiltà. La struttura sorge a breve distanza da Sassari, al cui territorio tra l’altro appartiene.

Gli scavi e il ritrovamento

I ritrovamenti del tempio che si staglia sul Monte d’Accoddi e della relativa ziqqurat – o ziggurat – in Sardegna, risalgono alla metà del secolo scorso. Gli studiosi e gli archeologi si dedicarono agli scavi su quello che appariva inizialmente come un piccolo colle dall’aria artificiale e che sorgeva nel mezzo di una zona pianeggiante. Proseguendo coi lavori però, alla luce venne portato quello che fu riconosciuto come un antico altare a forma di piramide che nel tempo era stato coperto di terra. Accanto ad esso inoltre fu rinvenuta una stele di pietra di granito, sulla quale vi era incisa la sagoma di una divinità femminile, alla quale forse l’altare stesso era dedicato alle origini.

La struttura

L’altare a piramide che troviamo in Sardegna, sul Monte d’Accoddi, così come lo vediamo oggi è il risultato di una serie di evoluzioni che hanno interessato la sua struttura in seguito alla sua costruzione. Nelle prime fasi della sua “vita”, negli anni del Neolitico finale, il monumento fu noto come “tempio rosso” e attorno ad esso sorgeva una serie di villaggi che ad esso facevano capo come fulcro cerimoniale. Nei pressi del santuario sorgevano inoltre la necropoli e, ancora parzialmente visibili nelle loro originarie posizioni, un menhir allungato, una lastra di pietra forata in sette punti, forse per legare le vittime dei sacrifici e dei massi di forma sferica, ognuno con un preciso significato nei rituali. In seguito, la successiva fase che interessò la costruzione fu quella del “tempio a gradoni”, corrispondente all’epoca dell’Eneolitico, in cui dominava la cultura di Abealzu-Filigosa. Dopo il Neolitico finale infatti venne aggiunta alla costruzione una piattaforma dalle linee simili a quelle di un tronco di piramide. Sopra di essa un edificio rettangolare era dipinto nei colori ocra, giallo e nero. Oggi di questo luogo si possono ammirare i pavimenti e ciò che rimane del perimetro murario. In seguito, i gradoni sorsero perché vennero uniti alla precedente struttura dei blocchi di pietra a creare una sorta di piattaforma che ricorda una linea piramidale.

Il suo ruolo nella storia

Tutto ciò che è stato ritrovato nei pressi e a proposito della ziqqurat del Monte d’Accoddi, in Sardegna, non sembra rimandare direttamente alla cultura e ai templi della Mesopotamia, nonostante la forma, la struttura e la presunta funzione siano del tutto affini. Si trattava infatti di una costruzione sacra che fungeva da tramite e da punto d’unione tra il cielo e la terra, tra l’uomo e il divino. Le leggende narrano della nascita del tempio per volontà di un sacerdote mediorientale, il quale però lo dedicò alla Luna, e non al Sole, com’era tradizione millenaria in Mesopotamia. Le testimonianze delle funzioni religiose e dei riti che venivano svolti presso questo altare sono numerose: “pasti sacri” e oggetti tipici dei riti propiziatori rinvenuti ai suoi piedi e stanze inesplorate e nascoste in cui probabilmente sorgeva il letto sacro sul quale il rito aveva luogo. Dopo numerosi secoli di utilizzo per funzioni sacre, la struttura, all’inizio dell’età del Bronzo antico fu abbandonata, per poi essere riutilizzata in occasioni saltuarie come necropoli e luogo di sepoltura.

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